mercoledì, novembre 14, 2007

Rimorsi

Avevo deciso di abbandonare questo spazio in forma pressoché definitiva; in verità, c'era l'intenzione più che seria di poggiare la penna su una mensola con una targhetta recante "Con quest'arma furono compiuti atti post-adolescenziali insensati e inutili", un monito che mi scoraggiasse dal perpetuare a riportare le stronzate che scrivevo.
Forse sarò ipercritico, ma in fondo a suo tempo non gliene importava un cazzo a nessuno di quello che scrivevo.
Ma a qualcuno sono mancato, smentendo l'affermazione di cui sopra.
C'è una montagna di carta piena di roba che rinnego già, più per svogliatezza che per vergogna, ma voglio fare uno sforzo.
Ne ho bisogno.
In questi mesi mi sono innamorato, sono stato disilluso, ho sofferto tanto; sento la voglia di cambiare.
Smettere di frignare come ho sempre fatto.

E prendervi tutti a ceffoni (buffetti in realtà).

prossimamente vostro su questo spazio,

I.N.E. (anche se molti sanno chi sono, se non chiunque)

martedì, dicembre 19, 2006

100% Alcohol


Niente ha più senso.

O meglio, ce l'ha,

ma è molto triste.

Mi sto rompendo i coglioni. Soprattutto di domenica quando Paola Perego decide che sì, è il momento adatto per vestirmi di un nuovo magone.
Mi facevano meno schifo i piduisti.
Pinochet è morto, tanti lo piangono. Devono essere gli stessi che hanno pianto Mussolini. O Stalin.
Io ho pianto quando si sono riuniti i Pink Floyd. Per 20 minuti. 20 minuti è la durata della loro reunion, non del mio pianto. Ed era abbastanza patetico lo stesso.

E voi?
Piangerete all'addio alle scene Dj Francesco (che ora ha avuto la svolta intimista e si fa chiamare solo Francesco)?
Vi prego ditemi di sì.
Ho un disperato bisogno di odiare seriamente qualcuno. Seriamente.
Basta odiare i Vanzina, Assunta Spina, i Finley, il governo, l'opposizione, i bigotti, gli estremisti di ogni forma e razza, il palinsesto per il quale paghiamo il canone e quello gratis, le strategie commerciali dell'industria culturale che non ti fanno trovare il tuo artista preferito che sei costretto a derubare, NON C'é GUSTO.
Voglio uscire in strada e puntare il dito contro la prima persona che vedo.
E odiarla SENZA MOTIVO con TUTTO ME STESSO.
E poi sfasciare qualcosa che poi possa ricomporre.
Si ricostrisce dalle macerie. Non dal nulla.
Ho bisogno di purificarmi con un atto distruttivo che mi possa permettere di ricominciare da dove ero rimasto, 15 o 16 anni fa.


Avete dello spirito?
Non ridete.

venerdì, settembre 22, 2006

Tabagismi


Incapace di riconoscere la propria volontà.
Incapace di un gesto spontaneo.
Quando recita è finto, ma ci mette tutta la sua spontaneità, perché il teatro non è affatto finzione.
Quindi vive una vita di plastica.
Alla ricerca dell'originalità.
Alla ricerca della spontaneità.
Ma vuole essere qualcuno a cui non si può rinfacciare nulla, uno con la coscienza a posto.
E la spontaneità va a farsi fottere.
Se ne accorge.
Ma la sua spontaneità è fatta di lunghi esilii nel letto, onanismi, abbuffismi, pigrizia in genere.
La sua spontaneità è animalesca.
Allora si chiede: dovrei cominciare ad abbaiare, uccidere animali più deboli per il mio sostentamento, grugnire, pensare solo alla mia sopravvivenza? Vivere l'essenziale?
Ma c'è una civiltà.
Cosa me ne faccio del mio essere civile?
E se la mia spontaneità mi riduce allo stato brado,
che figura ci faccio?
La spontaneità, stizzita, fa le valigie, prende i bambini e va da sua madre.
Chiederà la separazione, un assegno per lei e uno per i bambini, la casa al mare e la macchina.
E lui lì, di nuovo plastificato.
Come un Big Jim potente.
Il Big Jim originale è impotente (tra l'altro sprovvisto di pene), ma lui no. Lui può cavarsi da questa situazione quando vuole.
Ma gli serve tempo. E danaro.
Ma il tempo è danaro.
Facciamo solo danaro.
E a lui gli rompe il cazzo, ammettere che è il danaro la variabile della sua vita.
Lui sta divagando.
Lui è un coglione.
Lui è patetico.
Lui, che non ha mai fumato, che ha resistito a tutti gli amici delle medie e delle superiori che volevano farlo fumare per forza, per dare un tono alla sua vita si è comprato un pacchetto di sigarette.
E si è sentito vivo, mentre le fumava.
Lui, quindi, ha bisogno di queste cazzate.
Ma si rende conto di essere patetico.
e non si rende conto del suo volere.
Non sa se è già dipendente dalla nicotina.
Ne voglio ancora?, si chiede.
Boh!, si risponde.
Forse avrebbe solo bisogno di scopare.
O di scrivere.
Ma gli piacerebbe finire questa stronzata con la parola "scopare".
Ma poi pensa di essere troppo volgare. E allora decide che "scrivere" è più appropriato.
Lui capisce che sono tutte inutili seghe mentali.
Ma capisce che con la frase di cui sopra si sta prendendo in giro.
L'unico suo vero vizio sono proprio le seghe mentali.
E non ci sono cerotti che tengano.
Lui è un koala che si morde la coda.
Però è troppo coglione e frustrato.
Per questo i koala hanno la coda così corta.

Scopare.
Scrivere.

domenica, settembre 17, 2006

Caro scheletro con la falce...



Nuova teoria provvisoria dell'ultimo minuto:


L'uomo non ha paura della morte.
E' solo algofobico.

In parole "poor" [visto che a noi giovani piace parlare mezzo in straniero (cosa che mi dà tremendamente fastidio)] è la paura di soffrire, sia fisicamente che psicologicamente.
E io che cercavo la fobia delle alghe.
Internet delude sempre più, ora vado a scaricare le suonerie da quel sito che ti infila i dialer nel pc.

Che allegria.

sabato, settembre 16, 2006

Mondo Vs Ninfomane Eunuco 1 - 0

Esame d'ammissione alla Silvio D'amico. Ho steccato di brutto. Primo "No" secco da parte del mondo.
E' finita la pacchia, stacchiamoci dalla gonnella della mamma, ora.

E tiriamo fuori i coglioni.

P.s. Sono uno studente universitario, da ieri.
Ma non mi vedrete mai al "Ducale" il venerdì sera a sorseggiare un Martini.

venerdì, luglio 21, 2006

Cerca di dirmi qualcosa



Mi sono tagliato i capelli. Sono stato quattro ore dal parrucchiere. Quattro. Avevo appuntamento alle 11 di stamattina. Dopo venti minuti aveva finito. Pareva avessi un casco integrale in testa. Allora il parrucchiere mi consiglia un trattamento che mi preannuncia costoso e lungo per diminuire il volume dei capelli. Apprezzo la sua sincerità, e nonostante non veda bene questi trattamenti da "fighetti", mi lascio convincere e mi sottopongo ad una seduta di tre ore. Il parrucchiere è onesto, parliamo di New Wave, della merda di musica che c'è in giro e di Bunuel. Alla fine mi chiederà se voglio la ricevuta dico prima di sì, poi voglio fargli un favore, dico di no. Mi fa pagare meno. Il trattamento anti-volume-per-capelli-a-casco-integrale me lo fa la assistente. La assistente (leggesi sciampista) mi ispira sesso. Sarà che è estate e gli ormoni rendono arrapante anche un cinghiale di Sambuca Pistoiese, ma questa ragazza mi piace. Bassina, bel culetto, ventre piatto, seno prosperoso ma non esagerato, una gobbetta sul naso. Mi racconta che alle medie era in classe con mio fratello. Non ci diciamo altro. Non sono mai stato un abile conversatore, e le ragazze per cui provo attrazione puramente sessuale mi mettono in difficoltà, come se non volessi farmi sgamare, come se non volessi farle capire che vorrei trattarla come un oggetto, cosciente che non è una cosa carina; me ne vergogno, quindi. Silenzio. Lei intinge il pennello in una poltiglia bianco-giallastra, mette una striscia di carta (tipo quella da nastro dei pacchi regali ma più larga) sotto ogni ciuffo di capelli e passa il pennello sul ciuffo. Mi mette in testa 5-6 strisce di quella carta. Devo attendere quindici minuti. Sulla mensolina di fronte allo specchio appoggia un aggeggio di plastica bianco e nero che segna il tempo. TTRRRRRAAAAAAAATTT! Segna lo zero. I minuti sono volati. Mi vengono lavati i capelli. Ora vanno piastrati, una cosa che mai mi sarei aspettato di fare in vita mia. Il mio desiderio sessuale infila la spina nella presa e la piastra si scalda. Sento che fa TAC! dietro la mia testa, come un killer pronto ad uccidere. Parte dalla nuca. Sento caldo. TAC TAC TAC TAC. Arriva all' orecchio. Mi dice di tenerlo giù col dito. Me lo sfiora lo stesso; ho un impercettibile sussulto. Lei non se n'è accorta. L'altro orecchio. Arriva al ciuffio che mi cade davanti agli occhi. Ho i suoi seni davanti al naso. Non li guardo. Non li voglio guardare. Non voglio essere pizzicato nel sublime atto voyeuristico, guardo solo quando sono certo che lei non si giri, tipo quando viene chiamata dalle colleghe o dalle altre clienti: Elisa, dove sta la lozione?
Sta..(sbirciata)
Elisa, cosa hai fatto ieri sera?
Ero a cena con la famiglia del vicequestore, il figliolo si è diplomato e allora gli comprano la BMW...(lunga sbirciata)

Sto seriamente pensando di essere bosomane. Mi piacciono troppo le tette.
Comunque la piastra ha terminato il suo compito. Mi rivengono messe le strisce con la poltiglia bianco-giallastra. Altri quindici minuti. Sono eterni, si sta facendo tardi ed io devo andare via. TTRRRRRRRAAAAAAAAAAT!
Altro lavaggio. Ultimi ritocchi. Pagamento. Via. Sembro Ringo Starr intrufolato all'Arezzo Wave, con l'acconciatura beatlesiana deviata verso un certo post-punk.
Devo andare via. Devo andare da un fotografo a farmi delled fotografie da mandare al provino a Roma.
Mi accompagna mio fratello. Il fotografo mi vede, mi riconosce, borbotta silenziosamente un "buonasera" senza schiudere le labbra. Prende dalla vetrina una di quelle macchine fotografiche coi controcoglioni, e con una chiave apre la porticina dello studio, grande come uno sgabuzzino, con due lampade, un telo bianco e uno sgabello.
Fa battute, mantenendo sempre la sua faccia seria, per cui non si capisce se siano tali oppure siano delle prese in giro pronunciate con disprezzo. Mi dice, dopo avermi fatto accomodare, "Sii te stesso". In un altro momento di fronte a quella frase gli sarei scoppiato a ridere in faccia ma, stranamente, mi sono prestato al gioco, forse perché curioso di quel nuovo mini-mondo di finzione schiusosi intorno a me. Niente sorrisi, però. Non ho un bel sorriso, e in più sono poche le cose che mi fanno sorridere. Il fotografo incarna lo stereotipo dei fotografi della tivù, mi fa muovere in modo da ottenere una sensazione di movimento, mi dice sposta il gomito, accavalla le gambe, mettiti gli occhiali da sole, piega la testa, il tutto accompagnato dal quel cik,cik,cik della macchina fotografica così fonicamente simile a quello che facevo con la bocca da bambino quando per scherzo facevo finta di fotografare la mia vicina di casa. Poi, verso le ultime foto, il maestro fa una cosa che mi aspettavo e che va a comletare il mio quadro stereotipato del fotografo, mi dice "piegati in avanti, sì, così, e ora CERCA DI DIRMI QUALCOSA". Anche questo in un altro momento mi avrebbe fatto ridere. Ma mi ero preparato a casa, mi bastava calarmi nella parte, pensare intensamente la cosa che volevo comunicare. Mi sono avvicinato con il viso verso la macchina, e, d'istinto, alla frase che mi dovrebbe far ridere ho risposto pensando intensamente "caro mio ti sfondo il viso", con relativa faccia.

giovedì, luglio 06, 2006

34,464,64,64,464,54,789,45

83. Più di quanto sperassi. Son soddisfazioni. Inutili. Come inutili sono le soddisfazioni di quelle puttanelle asettiche che avendo fatto più di me credono di avere più dignità. Nozioniste del cazzo. Voglio vedere che cosa vi sarà rimasto dei vostri 90 presi solo per essere 90. Non vedevate l'ora di farvi etichettare, di farvi scrivere quel numerino del cazzo sulla fronte. Altro che il numerino niente, nelle vostre mani. E purtroppo anche nelle vostre menti, visto che non avete interessi nè passioni, vivete solo per fuggire dalla routine rifugiandovi nella routine modaiola e discotecara, oppure in quella "alternativa". I vostri prossimi obiettivi saranno mirati allo scopo unico di tirare su soldi e farvi la vostra bella vita.
La vostra sterile, asettica bella vita.

Vaffanculo.


Di cuore.